ARTICOLI DAL WEB - I Misteri del Brasile Preistorico

La Cultura Marajoara

In seguito agli ultimi
ritrovamenti nei siti di Pedra Furada (Piaui, Brasile), Santa Elina (Mato
Grosso, Brasile) e Monte Verde (Cile), si stima che la presenza umana in Sud
America risalga a circa 60 millenni prima di Cristo. Si suppone però che questi
gruppi di umani, giunti probabilmente dall’Africa, avessero una consistenza
numerica molto bassa.
A partire da dodicimila anni fa però, la presenza dell’uomo in Sud America
aumentò considerevolmente. Risalgono infatti a quel periodo varie pitture
rupestri e ritrovamenti ossei nell’intero continente e in particolare in
Amazzonia. Probabilmente intorno a quel periodo, giunse in Sud America il primo
flusso di amerindi che provenivano dal Nord America (e ancora prima dall’Asia
settentrionale). Essi si mischiarono con gli aborigeni del Sud America e ne
influenzarono le varie culture.
Una prova diretta dell'antica presenza antropica in Amazzonia è la caverna della
Pedra Pintada, situata presso la cittadina di
Monte Alegre, nel Pará (Brasile), che fu studiata dall’archeologa statunitense
Anna Roosvelt.
Nella zona della caverna si possono ammirare varie pitture rupestri,
rappresentanti figure antropomorfe e zoomorfe, oltre a rappresentazioni del
sole, che era adorato come un Dio.
In Amazzonia vi sono altre pitture rupestri e alcuni petroglifi come quello
chiamato Morro das Araras, nella localitá di Carolina, nel Maranhao.
Nei millenni successivi gli antichi abitatori dell’Amazzonia colonizzarono vaste
aree e iniziarono a coltivare mais e manioca. Uno dei segni della loro presenza
è la cosiddetta “terra preta archeologica”, (terra preta significa terra nera in
portoghese).
La "terra preta" è un particolare tipo di suolo, modificato dall’uomo, nel quale
si possono trovare resti di cibo (come scaglie e lische di pesce) e resti di
materiali ceramici e legna.
Altri indizi della presenza degli antichi colonizzatori amazzonici sono i "sambaquis",
giacimenti di conchiglie, pietre lavorate e gusci di tartarughe. Sono monticoli
alti fino a 10 metri e si trovano in molti luoghi in Amazzonia.
Per esempio a Tapeirinha, nello stato del Pará, furono incontrati resti di
conchiglie e ceramiche che risalgono a circa 5 millenni prima di Cristo.
In effetti l’evoluzione tecnologica di questi popoli fu molto lenta. Erano
pacifici e non erano minacciati da altre etnie. Secondo alcuni studi i
cosiddetti Sambaqueiros erano molto più bassi degli indigeni attuali dell’area
amazzonica, e la loro altezza variava da 1,35 a 1,50 metri. Erano robusti e i
loro arti superiori erano molto sviluppati probabilmente perché nuotavano molto.
La prima cultura di rilievo che è stata studiata nell’area amazzonica è chiamata
Guarita. Questo popolo occupava le sponde del Rio delle Amazzoni e produceva una
ceramica elaborata. In alcune urne funerarie (di terracotta), sono stati trovati
i resti di donne, uomini e bambini sepolti insieme ad anziani, prova che la
Guarita era una società non differenziata, dove non vi erano classi dominanti.
Molto arretrata dunque, da un punto di vista archeologico.
Le culture più evolute della zona, che produssero sofisticate creazioni
ceramiche furono la Tapajoara (pronuncia: Tapagioara), e la Marajoara
(pronuncia: Maragioara).
La prima si trovava presso lo sbocco del Rio Tapajois nel Rio delle Amazzoni,
dove oggi sorge la città di Santarem.
Il popolo dei Marajoara invece visse nell’isola chiamata Marajó, nell’estuario
del Rio delle Amazzoni, in un periodo compreso tra il quarto e il
quattordicesimo secolo dell’era di Cristo.
L’isola Marajó, estesa 47.000 chilometri quadrati, è la più grande isola
fluvio-marina del mondo. Le acque che circondano l’isola sono dolci durante la
stagione delle pioggie; durante la stagione secca (luglio-dicembre), nella parte
settentrionale dell’isola le acque sono salate.
L’isola è pressoché pianeggiante e i suoi suoli sono poco adatti
all’agricoltura.
Questo problema fu in parte risolto dal popolo dei Marajoara, che costruirono
dei terrapieni il cui scopo era incanalare e deviare le acque. Durante le
stagioni delle piogge le coltivazioni venivano effettuate sulle sommità di
questi terrapieni per evitare che si inondassero.
In seguito ad approfonditi studi archeologici si sono potute portare alla luce
grandi quantità di meravigliose ceramiche policrome.
Le ceramiche Marajoara erano costruite per scopi rituali, decorativi, funerari e
utilitari (conservazione di alimenti).
Questi ritrovamenti fanno pensare a gruppi di artigiani specializzati e pertanto
ad una certa stratificazione della loro società.
Normalmente i vasi di terracotta erano dipinti di bianco e quindi decorati con
fini disegni rossi o neri che rappresentavano figure zoomorfe o antropomorfe.
Sono state ritrovate anche statuine antropomorfe o altre rappresentanti totem di
animali, spesso felini.
Le ossa dei defunti venivano poste in delle urne di ceramica, le quali avevano
forme differenti: alcune avevano forme antropomorfe, altre cilindriche o
sferiche. All’interno delle urne venivano collocate delle offerte, come ossi di
particolari animali dipinti di rosso, denti e pietre semipreziose, piccoli
oggetti in ceramica finemente intagliati.
I monticoli che venivano eretti non avevano solo una funzione canalizzante delle
acque, ma erano utilizzati anche come luogo di sepoltura per i morti e base di
costruzione per le capanne di legno.
I primi archeologi che studiarono a fondo la cultura Marajoara furono gli
statunitensi Betty Meggers e Clifford Evans. I due scienziati rimasero stupiti
verificando che i resti ceramici più antichi, quelli situati più in profondità,
erano i più elaborati. Questo significa che nella cultura Marajoara ci fu un
involuzione, un passaggio da una fase di alta cultura ad un periodo buio, una
specie di medio evo, epoca durante la quale si persero antiche conoscenze
tramandate nel corso dei secoli.
è possibile che l’isola di
Marajó, sia stata invasa da altri popoli, di origine Caribe, aggressivi e
violenti? Per ora non abbiamo prove che supportano questa tesi ma è possibile
che, nel corso del tempo varie culture si siano accavallate nella zona
dell’estuario del fiume più grande del pianeta, annichilendo il pacifico popolo
dei Marajoara.
Quando i primi europei s’inoltrarono nell’estuario, a partire dal 1499, le tribù
che vi vivevano erano società aperte, non gerarchiche, e avevano perso quasi
completamente la cultura dell’antico popolo dei Marajoara.
L'Origine dell'Uomo Americano: L'enigma di Pedra Furada

La teoria scientifica
inizialmente accettata per spiegare l’arrivo dell’uomo in America si basa
sull’idea che gruppi di Homo Sapiens siano entrati nel Nuovo Mondo passando
attraverso le terre di Beringia, in un periodo compreso tra i 14 e i 10 millenni
or sono. Quello che oggi è lo stretto di Bering, tra l’Asia e il Nord America,
era un tempo una prateria innevata, proprio perché il livello dei mari era più
basso dell’attuale, dovuto alla glaciazione in corso.
Quei gruppi di Sapiens, forse seguendo branchi di animali o per ricercare nuove
terre, attraversarono Beringia ed entrarono nel Nuovo Mondo. Alcuni di essi
avanzarono lungo il cosiddetto “corridoio libero dai ghiacci”, altri camminarono
lungo la costa del Nord America o navigarono presso il litorale con rudimentali
imbarcazioni.
Questa teoria è stata supportata, nel 1932, dallo studio del sito archeologico
di Clovis, nel New Mexico, i cui resti umani sono antichi di 13.500 anni. Gli
studi genetici sulle popolazioni native americane hanno confermato l’origine
asiatica della maggioranza dei popoli del Nuovo Mondo, ma non di tutti.
Negli ultimi anni, infatti, sono stati trovati, soprattutto in Sud America dei
siti archeologici antichissimi, che fanno pensare ad altre teorie per spiegare
il popolamento delle Americhe.
Se il flusso di Homo Sapiens entrò da nord nel Nuovo Mondo, perché i siti
archeologici più antichi si sono trovati in Sud America?
è possibile ipotizzare che gruppi
di Sapiens, quando iniziò la loro espansione nel pianeta, circa 130 millenni fa,
si diressero, oltre che in Asia e in Europa, direttamente in Sud America,
navigando attraverso l’Oceano Atlantico?
In effetti, i ritrovamenti di Piedra Museo (Santa Cruz, Argentina, risalente a
13 millenni fa), Monte Verde (Cile, 33 millenni), e soprattutto Pedra Furada (Piauí,
Brasile, 60 millenni), fanno pensare ad altre teorie per spiegare il popolamento
delle Americhe.
Nel mio recente viaggio in Brasile, ho avuto modo di visitare il parco nazionale
Serra de Capivara, nello stato del Piaui, dove è localizzato il sito
archeologico di Pedra Furada.
è una zona arida, detta Sertão,
la cui vegetazione è chiamata Caatinga, nome che indica un particolare tipo di
flora adattata a vivere in ambiente secco. In questa zona vivevano fino a 12
millenni fa vari animali appartenenti alla cosiddetta “megafauna”.
Tra questi animali vi era il toxodonte (un ippopotamo enorme), l’eremotherium
(un bradipo gigante), il gliptodonte (un parente dell’armadillo, pesante 1,4
tonnellate), la tigre dai denti sciabola, il leone americano, la macrauchenia
(un grosso cammellide proboscidato), un antenato del cavallo (Hippidion
bonaerensis), il mastodonte, e una specie più grande di lama (Palaeolama major).
Tutti questi animali si sono estinti, per motivi ancora ignoti, intorno a 12
millenni fa. Alcuni studiosi hanno pensato che si siano estinti in seguito alla
fine della glaciazione e al conseguente cambio climatico globale, altri
ricercatori credono che la causa dell’estinzione sia antropica. In quel periodo
infatti, la popolazione umana in America aumentò, probabilmente in seguito
all’arrivo dei Sapiens di origine asiatica.
In Sud America, però, e in particolare in Brasile, proprio nella Serra de
Capivara, sono state trovate evidenze di un’occupazione umana più antica,
risalente a 60 millenni or sono.
Chi erano gli uomini che vivevano nelle caverne del Piaui? Da dove venivano?
Il parco nazionale Serra da Capivara, è situato non lontano dal paese di São
Raimundo Nonato, dove c’è il museo dell’uomo americano, diretto dall’archeologa
Niede Guidon.
Gli studi nella zona sono iniziati negli anni 70’ del secolo scorso, e
successivamente, nel 1991, il parco è stato dichiarato patrimonio dell’umanità
dall’Unesco. All’interno del parco, vi sono centinaia di siti archeologici, dove
sono stati trovati scheletri umani, resti di focolari, ceramica, moltissimi
strumenti di pietra e centinaia di pitture rupestri e petroglifi raffiguranti
animali, corpi celesti e esseri umani (scene di guerra, caccia, sesso, ecc).
Intervista all'Archeologa Niede Guidon

Ecco il testo integrale dell’intervista all’archeologa Niede Guidon:
Yuri Leveratto: Dottoressa, qual'è la datazione più antica di resti ossei umani incontrati nella regione?
Niede Guidon: 12.000 anni fa. La datazione è stata fatta con il metodo del Carbonio 14.
Yuri Leveratto: Però nel vostro museo si parla di date più antiche, fino a 60 millenni fa. Come siete giunti a tali risultati?
Niede Guidon: Nella zona del parco abbiamo trovato vari resti di focolari risalenti a 60.000 anni fa. I resti carbonizzati della legna sono stati analizzati con la prova del carbonio 14, in alcuni laboratori in Texas (U.S.A.). Altre analisi, utilizzando il metodo della termoluminescenza, hanno provato la presenza dell’uomo nell’area fin da 100 millenni or sono.
Yuri Leveratto: Secondo lei come mai non avete trovato resti ossei umani più antichi di dodicimila anni?
Niede Guidon: In questa zona il suolo è acido e purtroppo non permette la preservazione dei resti ossei più antichi.
Yuri Leveratto: Ho letto che alcuni archeologi statunitensi sostengono la non veridicità delle sue scoperte. In particolare per i focolari datati 60.000 anni fa alcuni studiosi credono si tratti di fuochi naturali, causati da lampi, che ne pensa?
Niede Guidon: I focolari sono stati studiati da vari archeologi e tutti hanno confermato che si trattava di fuochi causati e controllati dall’uomo, perché circoscritti in zone limitate. Nelle immediate vicinanze di questi fuochi è stato trovato materiale litico, pietre lavorate dall’uomo.
Yuri Leveratto: Secondo lei chi erano questi antichi abitatori della zona? E soprattutto, da dove venivano?
Niede Guidon:
Erano uomini Sapiens arcaici, e venivano direttamente dall’Africa. La teoria
della colonizzazione umana attraverso Beringia, circa 14.000 anni fa, non è da
scartare ma è da complementare con altre teorie.
è impensabile che il continente
americano, esteso migliaia di chilometri da nord a sud, sia stato colonizzato
solo attraverso nord.
A mio parere l’Homo Sapiens, uscì dall’Africa 130 millenni fa. Come è noto il
continente antico era già stato parzialmente occupato dall’Homo Erectus, ma
l'Homo Sapiens lo soppiantò e colonizzò tutto il pianeta. Alcuni di essi si
diressero verso l’Asia e l’Europa, mentre altri, probabilmente pescatori
abitanti di alcune isole atlantiche, furono portati al largo dalle correnti e
giunsero in Sud America, spinti dagli alisei.
Yuri Leveratto: La sua tesi è supportata da studi di Antropologia somatica o morfologica?
Niede Guidon: Si, in effetti il ricercatore Walter Neves dell’Università di San Paolo ha effettuato delle analisi morfologiche dei crani ritrovati nella zona della Serra de Capivara ed è giunto alla conclusione che appartenevano al tipo umano australoide-negroide e non al tipo umano asiatico. In pratica erano dei Sapiens arcaici, i cui caratteri somatici non erano ancora del tutto specializzati.
Yuri Leveratto: Secondo lei quanti erano questi primi americani? E come vivevano? Erano in grado di cacciare animali della megafauna?
Niede Guidon: A mio parere il numero dei Sapiens di origine africana era molto basso, non superava le diecimila unità. Non potevano cacciare gli animali della megafauna, ma si limitavano ad uccidere i più vecchi e quelli in difficoltà. Cacciavano piccoli animali e vivevano di raccolta.
Yuri Leveratto: Cosa è successo quando il Sud America fu invaso dai Sapiens provenienti dall’Asia? I due gruppi si sono incontrati?
Niede Guidon: Si, probabilmente si sono incontrati e incrociati. I Sapiens provenienti dall’Africa erano già sparsi in tutto il continente e probabilmente anche in America centrale e settentrionale.
Yuri Leveratto: La ringrazio infinitamente per i suoi studi e le sue ricerche. Lei ha divulgato una teoria rivoluzionaria, ma che ha il fondamento scientifico delle datazioni. Le sue scoperte costituiscono un tassello importante per comprendere la vera storia dell’arrivo dell'uomo in America.
Niede Guidon: Grazie a lei, arrivederci.
(YURI LEVERATTO - 2009 Copyrights)
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Pedra Furada - Negli anni ottanta, un team di ricercatori francesi e brasiliani, guidati da Niede Guidon, ha scavato la grotta e riportato tre metri di stratificazioni di 60.000 anni fa. Gli strati contenevano focolari circolari, carbone di legna e una certa varietà di utensili in pietra e frammenti di roccia dipinta, caduti dalle pareti della caverna |